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INATTESO 
 

 

Giovanni Ferrini usci' dall'Ufficio con le spalle curve: non era stanco, ma si era abituato a un andatura pesante, triste. Viveva solo ormai da più` di trent'anni. Sua madre era morta in pochi giorni con una grave malattia senza dargli il tempo di abituarsi alla sua scomparsa. Lungo tutta la sua esistenza aveva avuto rare storie affettive che presto si erano dissolte nel nulla. Non poteva andare avanti così: se lo ripeteva continuamente, ma poi giorno dopo giorno, vedeva scorrere il tempo senza possibilità di mutamento. Quel giorno anziché consumare il pasto alla mensa aziendale, pensò che gli avrebbe fatto bene una breve passeggiata nel parco adiacente all'ufficio: era una tiepida giornata di fine aprile. Il sole era caldo e invitante; un lieve venticello muoveva appena le foglie degli alberi che circondavano il comprensorio dove lavorava. Camminava lentamente, mestamente.

S’inoltrò nel parco, in modo quasi ebefrenico, senza rendersene conto: c’erano bambini, appena usciti da scuola, mamme, anziani, seduti sulle panchine con i giornali spiegati...Pensava alla sua solitudine, a quel vuoto intenso che provava dentro che gli carezzava l'anima che gli pareva quasi palpabile. Qualche volta, malgrado avesse quaranta anni, provava il desiderio di piangere su qualcosa che non aveva mai vissuto, sui pochi ricordi belli che avevano costellato la sua vita, sulle parole non dette, sui sorrisi non raccolti, sui baci dati distrattamente a "questa" o a "quella". Se ci pensava bene non aveva mai sussurato un "ti amo" vuoi per un condannabile senso di timidezza, vuoi perchè, forse, non aveva mai amato.

Soffriva di quella solitudine, di quel vuoto, di quello spazio immenso che sentiva intorno e che non era mai riuscito a colmare. Probabilmente, se avesse saputo piangere davvero, se avesse versato qualche lacrima di dolore o di gioia si sarebbe sentito vivo. Ma lui era mai stato vivo?

Giovanni Ferrini si percepiva una persona amorfa, assente dal mondo, privo di vitalità` e di gioia, di iniziative e di dolori. Era vuoto come una persona sola, era solo come una persona vuota. Era...era...era... ma lui forse non era!

A un tratto, i suoi pensieri furono scossi da un grido: "Aiuto! Aiuto! Aiutatemi, per favore! Vi prego!"

Un anziano signore era crollato in terra d’improvviso.

Nessuno si mosse. L'unico elemento di dinamismo in quell'"universo statico" era rappresentato dal vento che continuava a lambire le foglie degli alberi.

Giovanni solo accorse a quell'accorato bisogno d'aiuto.

L'uomo più` giovane e quello più` vecchio si trovarono vicini: Giovanni gli tese la mano, gli si avvicinò,lo carezzò, l’incoraggiò.

L'anziano signore si desto` d'improvviso, sotto lo sguardo inebetito e imbarazzato del giovane: aveva escogitato questa "messinscena" per vedere fino a che punto arrivasse la solidarieta`umana! Prese la parola e mormoro` un flebile:

"Grazie!"

"Posso fare qualcosa?" profferi` Giovanni quasi in un soffio.

"No, ragazzo e` tutto a posto.." ebbe a puntualizzare il vecchio. "Vedi ci sono dei momenti in cui veramente vorresti andartene, dire addio a questa esistenza cosi`noiosa, tanto priva di stimoli e soprattutto di solidarietà`.. Pero` poi rifletti, capisci che in fondo il mondo non e` solo quello...ma è anche questo..."

"Io..Io..non comprendo!" balbetto`Giovanni confuso. "Non c’è niente da capire!" rispose l’altro.

Si guardarono nel volto in silenzio: furono attimi, in relazione al tempo, che assumevano però una valenza eterna.

Anni prima c’erano state delle incomprensioni tra lui e suo padre.

Giovanni aveva davanti a sé gli stessi occhi, ma ora erano più` stanchi, piu`imploranti.

"Cosa pensi di me?", gli domandò il giovane con la voce rotta dall'emozione. "Che intendi fare?"

"Forse erano giuste le finalità,io ti picchiavo, ti malmenavo, ti tenevo troppo soggiogato a me.."

"Io ti voglio bene, Pà!"

"Giovanni", intervenne il vecchio," sei andato via tanto tempo fa che eri un bambino, dopo la morte di tua madre.. neanche mi avvertisti ..io.. io.. ti davo per disperso, mi hai fatto tanto soffrire, qualche volta mi sfiorava il pensiero che tu fossi morto."

"Forse sarebbe stato meglio, ora che ci penso, piuttosto che averti dato questo dispiacere!"

"No!", rispose il padre: "Io la penso diversamente!"

"Allora, mi perdoni?" chiese Giovanni con gli occhi imploranti.

"Già fatto!"rispose l'altro.

Segui` un abbraccio profondo, tanto profondo, quanto gli abissi oceanici inesplorati.

Erano l’uno di fronte all’altro: goffi nel manifestarsi affetto; vicini, eppure tanto distanti come un pianeta e il suo satellite.

"Papà sei sempre stato qualcosa d'importante, di superiore per me!" dichiarò Giovanni.

"Lo so", articolo`l'uomo più` vecchio mentre lacrime di pianto scendevano dal suo volto rigato dal tempo.

"Sono felice,pà! E tu?", gli domandò.

"Non lo so! Gioia e dolore sono stati d’animo che a volte sembrano darci le stessa sensazione. Io mi sento solo, intensamente solo.."

"Tutti forse lo siamo perché lo vogliamo oppure perché ci sentiamo ignorati”:

Riflettè Giiovanni ad alta voce.

"Dobbiamo cercare di essere felici, di raccogliere quel poco di buono che la nostra vita spesso ingrata, ci da`. Ma questo sta` a noi..." .

"Gai`.. sta a noi" lo interruppe suo padre "tramutare il bene nel male e cercare di sorridere, anche nel dolore. Ora te ne andrai figlio mio, e io resterò di nuovo solo."

"Solo, ma contento", riprese il più giovane.

"Ah, Giovanni.. volevo dirti un'altra cosa!"

"Che cosa?" indagò.

"Ti voglio bene, tanto bene!"

"No! Non mi sembra possibile che tu me lo dica.. in fondo noi..", balbettò sempre più` stupito giovane.

"In fondo tu non sai cosa vuol dire essere padre; tu non hai un figlio, ma quando lo sarai forse comprenderai."

"Perchè? Perché mi vuoi bene malgrado tutto?" s’informava il giovane.

"Perchè io ti ho educato per diventare perfetto.."

"Gai`, ma non lo sono" espresse il giovane in tono modesto.

E il padre:"E` vero, nessuno e` perfetto, ma tu sei qualcosa di più`!".

"Che vuoi dire?" inquisì` Giovanni.


 

"Un uomo! Si` un uomo, con le sue debolezze, i suoi vizi e le sue virtu`..e io ti voglio bene per questo.. e.. per quello che hai fatto per quell'"anziano signore" che tu non avevi riconosciuto, e, aggiunse “che poteva anche non essere tuo padre!”

 

 

 
 
 
 
 

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