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“La Luna ha 30 anni” 

 
 

Quella sera faceva molto caldo e, come spesso accadeva, bussai alla porta della camera di mia nonna. Era sdraiata sul lettone, la testa che spingeva su un grande cuscino bianco dai bordi ricamati di pizzo. Appena udì  il “toc-toc” rispose con un flebile: “Avanti!” e allargò le braccia per accogliermi.

Vedeva poco, non si sentiva molto bene, ma, i contorni sfocati della mia immagine sembravano darle  un po’ di sollievo.

Sapevo che mi aspettava un altro racconto sulla sua infanzia irta di difficoltà passata a cavallo delle due guerre, nella realtà provinciale della Sua Budrio, un ridente paesino in provincia di Bologna.

Sul cielo c’era una luna piena. Era tonda tonda e pareva ci attendesse. Entrai quasi in punta di piedi avevo paura, di disturbarla.

Mi piaceva l’estate con il profumo delle magnolie e la vista degli oleandri dai fiori gialli, rossi e bianchi. Le dissi che mi piaceva molto la luna e che da grande, avrei voluto fare l’astronauta o l’astro-fisico, o insomma, una professione che aveva a che fare con essa.

Lei m’invitò: “Sdraiati qui accanto a me e riposati; la luna ha rinfrescato il tuo posto”.

Mi piacevano  i pomeriggi estivi quando l’arancia soleggiava e pian piano si nascondeva dietro l’orizzonte fino a sparire, ma, di più, mi piacevano le serate perché si vedeva la luna.

“Gli uomini ci arriveranno molto presto” mi disse con un pizzico di nostalgia per i suoi tempi che se ne stavano andando per far spazio al progresso prorompente, imminente.

Mentre parlava la guardavo affascinato: guardavo la sua pelle liscia , ancora incredibilmente liscia nonostante non avesse più una giovane età anzi..

Le toccavo i capelli argentei, bianchi, impalpabili, quasi trasparenti. La radio diffondeva una canzone di Mina: “Tintarella di Luna” e io pensavo tra me e me,  come a volte, il destino e la causalità, si divertano a prenderci in giro.

I profumi dei fiori  inondavano la stanza con un olezzo lieto e leggero e avvolgeva i sensi di noi due sdraiati sul letto , io dentro le sue braccia, lei intenta a proteggermi da chissà quali pericoli.

La stanza aveva pareti di un bel bianco latte. Era un ambiente tutto per lei, che conteneva l’essenziale e che i miei genitori le avevano fornito  affinché, i mesi estivi, non restasse da sola in città.

Eppure benché priva d’ornamenti quella stanza, mi piaceva, forse per la semplicità, forse per il profumo buono che vi penetrava , forse per la posizione strategica nei confronti dell’astro.

Bastava che mi coricassi sul cuscino e lei , la luna, mi sbatteva piacevolmente in faccia il suo lato più luminoso.

“Perché la luna cammina con noi?” le chiesi una volta.

Lei non era una donna coltissima, a causa delle guerre non aveva potuto terminare gli studi, eppure dopo un iniziale imbarazzo seppe darmi un risposta giusta , quella però adatta ai bambini, che però non era  una bugia e possedeva l’abilità di risultare comprensibile.

“Non è la luna a camminare, siamo noi a muoverci e sembra che lei segua i nostri passi..”

Sicuramente un'altra persona mi avrebbe risposto che veniva insieme a noi per illuminare la strada, mia nonna però era troppo razionale per cercare d’ingannarmi. Io poi non sempre la capivo, eppure mi bastava quanto mi diceva: le sue parole erano per me vangelo!

Quando le posavo la testa sul grembo e mi carezzava i capelli, come stavo facendo io quella sera, mi parlava della mia primissima infanzia, delle mie prime parole, dei miei primi passi e delle canzoni che mi cantava per farmi addormentare nel mio lettino della stanzetta della casa di Roma.

Non erano sempre filastrocche fatte per i bambini bensì delle parole d’amore o di rimpianto o di nostalgia..

Io avevo paura del buio ma lei sapeva farmi addormentare sereno e mi rimboccava le lenzuola,  in quel piccolo letto che ora non ho più.

Tutte le cose che raccontava di me mi sembrava di riviverle ancora adesso attraverso le parole d’allora o , non so se  tramite il mio reale ricordo, le credevo sempre e non avevo alcuno dubbio che dove si posava la luna, ci fosse più fresco.

Quella sera d’estate  rimarrà per sempre scolpita nella mia memoria e nel mio cuore

“Ho letto che sono quasi arrivati sulla luna.e tra un po’ nascerà tuo fratello!” Ma perché la vita è così breve.. Sembra ieri che…Io sono vecchia il tempo corre in fretta..”

Mi parlava spesso della morte e questo mi metteva tanto sgomento, benché non sapessi bene di cosa si trattasse o di cosa fosse e, pur temendola, la vedevo lontana, tanto lontana.. Capivo però che era una cosa che sarebbe durata per sempre, forse, l’unica cosa che finisce in questo mondo finto, che una persona se ne andava per non tornare più.. tuttavia la vedevo lontana.

Nel luglio del ‘69’  gli astronauti sbarcarono sulla luna: noi eravamo lì davanti alla tv a seguire in diretta la cronaca di Tito Stagno che ce ne descriveva ogni momento.

A Dicembre nacque mio fratello, Ero felice ma ., dalla stanza della camera di Roma, che ora dividevo con lui, la luna non la vedevo.

Mi chiesi fra le lacrime,  di commozione e tristezza, se fosse possibile fermare il tempo , poter vivere per sempre come in un fotogramma di un vecchio film,  quei momenti in cui l’estate ammiravo l’astro dalla stanza della finestra della casa del mare.

Mi chiesi se, visto che ciò non era possibile, quando sarei diventato grande, avrei riproposto il rito, avrei continuato a guardare la luna con lei accanto a me fino alla fine dei suoi giorni.

Un’altra estate vidi correre via.. Guardavo la  luna a lungo, fissamente.. così per tanti anni.

Un giorno mia nonna mancò. Io, pur col cuore distrutto, non volli mancare lo stesso al solito appuntamento estivo.

Guardai ancora l’astro immortale, sperando forse di scorgere  mia nonna tra i crateri abbandonati, o chissà, in mezzo al mare della tranquillità, dove  pensavo, sarebbe andata a ritemprare le sue membra stanche.

Vaghi sogni, chimere di bambino- adulto o adulto- bambino perché, ormai, ero troppo grande per i sogni.

Lei non c’era più però l’astro, ormai esplorato dall’uomo, mi guardava furbescamente e probabilmente continuava a prendersi gioco di me o forse  sentiva compassione per la mia effimera illusione.

“Come puoi tu pretendere di scorgere tutto quello che contengo? Io sono solo un grosso cocomero illuminato come quelli che  compri alle bancarelle per dissetarti l’estate. Tua nonna non è qui  che la devi cercare, ma dentro te stesso, nella tua anima, nel tuo cuore.

Accontentati di sapere questo di me.. Leggi i giornali, studi la geografia, ti diverti a guardarmi, mi dedichi le tue poesie, ami un poeta che mi decantò in tanti modi tanto tempo fa; oggi la tecnica ha fatto passi da giganti e domani io verrò abitata dai tuoi discendenti, dai figli dei tuoi figli che porteranno a casa i miei sassi come ricordo del souvenir lunare, la mia polvere.. ma dov’è tua nonna non  lo saprai mai. Una cosa sola è certa: lei starà sempre con te, finchè ci sarò anch’io per i tuoi occhi inquieti che cercano di scoprire il mio mistero, ti starò vicino ; se ne andrà quando tu te ne andrai,..”

Già,  perché i nostri ricordi muoiono con noi, solo il giorno che muoiamo noi e non possiamo lasciarci tutto alle spalle quando siamo in vita, dire che.. la vita va avanti..

E se lo diciamo,  lo diciamo con un pizzico di ipocrisia tanto per autoconvincerci,.

I ricordi vivono con noi,  fanno parte di noi, ma spesso li tramandiamo anche alle persone che amiamo, facendo in modo così  che continuino a vivere anche dopo di noi.

 

***

Questo non è un racconto. E’una storia vera, di vita vissuta, uno di quei frammenti che sentiamo il bisogno di  scrivere per raccontarli agli altri perché vogliamo offrire qualcosa di nostro, forse per farci conoscere meglio, oppure per dare soltanto qualcosa di bello, di soave, di significativo.

Io con questo racconto ho ricordato solo una delle  due amate nonne…  e dedico  questo breve , piccolo,   sassolino lunare,  piccola goccia  di memoria nel grande mare della tranquillità,  a tutte le nonne del  mondo  che ognuno di noi , nella nostra infanzia ha amato come e più dei propri genitori.

.Massimo

 

 
 
 
 

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