Quella sera faceva molto caldo e, come spesso
accadeva, bussai alla porta della camera di mia nonna. Era
sdraiata sul lettone, la testa che spingeva su un grande cuscino
bianco dai bordi ricamati di pizzo. Appena udì il “toc-toc”
rispose con un flebile: “Avanti!” e allargò le braccia per
accogliermi.
Vedeva poco, non si sentiva molto bene, ma, i contorni sfocati
della mia immagine sembravano darle un po’ di sollievo.
Sapevo che mi aspettava un altro racconto sulla sua infanzia
irta di difficoltà passata a cavallo delle due guerre, nella
realtà provinciale della Sua Budrio, un ridente paesino in
provincia di Bologna.
Sul cielo c’era una luna piena. Era tonda tonda e pareva ci
attendesse. Entrai quasi in punta di piedi avevo paura, di
disturbarla.
Mi piaceva l’estate con il profumo delle magnolie e la vista
degli oleandri dai fiori gialli, rossi e bianchi. Le dissi che
mi piaceva molto la luna e che da grande, avrei voluto fare
l’astronauta o l’astro-fisico, o insomma, una professione che
aveva a che fare con essa.
Lei m’invitò: “Sdraiati qui accanto a me e riposati; la luna ha
rinfrescato il tuo posto”.
Mi piacevano i pomeriggi estivi quando l’arancia soleggiava e
pian piano si nascondeva dietro l’orizzonte fino a sparire, ma,
di più, mi piacevano le serate perché si vedeva la luna.
“Gli uomini ci arriveranno molto presto” mi disse con un pizzico
di nostalgia per i suoi tempi che se ne stavano andando per far
spazio al progresso prorompente, imminente.
Mentre parlava la guardavo affascinato: guardavo la sua pelle
liscia , ancora incredibilmente liscia nonostante non avesse più
una giovane età anzi..
Le toccavo i capelli argentei, bianchi, impalpabili, quasi
trasparenti. La radio diffondeva una canzone di Mina:
“Tintarella di Luna” e io pensavo tra me e me, come a volte, il
destino e la causalità, si divertano a prenderci in giro.
I
profumi dei fiori inondavano la stanza con un olezzo lieto e
leggero e avvolgeva i sensi di noi due sdraiati sul letto , io
dentro le sue braccia, lei intenta a proteggermi da chissà quali
pericoli.
La stanza aveva pareti di un bel bianco latte. Era un ambiente
tutto per lei, che conteneva l’essenziale e che i miei genitori
le avevano fornito affinché, i mesi estivi, non restasse da
sola in città.
Eppure benché priva d’ornamenti quella stanza, mi piaceva, forse
per la semplicità, forse per il profumo buono che vi penetrava ,
forse per la posizione strategica nei confronti dell’astro.
Bastava che mi coricassi sul cuscino e lei , la luna, mi
sbatteva piacevolmente in faccia il suo lato più luminoso.
“Perché la luna cammina con noi?” le chiesi una volta.
Lei non era una donna coltissima, a causa delle guerre non aveva
potuto terminare gli studi, eppure dopo un iniziale imbarazzo
seppe darmi un risposta giusta , quella però adatta ai bambini,
che però non era una bugia e possedeva l’abilità di risultare
comprensibile.
“Non è la luna a camminare, siamo noi a muoverci e sembra che
lei segua i nostri passi..”
Sicuramente un'altra persona mi avrebbe risposto che veniva
insieme a noi per illuminare la strada, mia nonna però era
troppo razionale per cercare d’ingannarmi. Io poi non sempre la
capivo, eppure mi bastava quanto mi diceva: le sue parole erano
per me vangelo!
Quando le posavo la testa sul grembo e mi carezzava i capelli,
come stavo facendo io quella sera, mi parlava della mia
primissima infanzia, delle mie prime parole, dei miei primi
passi e delle canzoni che mi cantava per farmi addormentare nel
mio lettino della stanzetta della casa di Roma.
Non erano sempre filastrocche fatte per i bambini bensì delle
parole d’amore o di rimpianto o di nostalgia..
Io avevo paura del buio ma lei sapeva farmi addormentare sereno
e mi rimboccava le lenzuola, in quel piccolo letto che ora non
ho più.
Tutte le cose che raccontava di me mi sembrava di riviverle
ancora adesso attraverso le parole d’allora o , non so se
tramite il mio reale ricordo, le credevo sempre e non avevo
alcuno dubbio che dove si posava la luna, ci fosse più fresco.
Quella sera d’estate rimarrà per sempre scolpita nella mia
memoria e nel mio cuore
“Ho letto che sono quasi arrivati sulla luna.e tra un po’
nascerà tuo fratello!” Ma perché la vita è così breve.. Sembra
ieri che…Io sono vecchia il tempo corre in fretta..”
Mi parlava spesso della morte e questo mi metteva tanto
sgomento, benché non sapessi bene di cosa si trattasse o di cosa
fosse e, pur temendola, la vedevo lontana, tanto lontana..
Capivo però che era una cosa che sarebbe durata per sempre,
forse, l’unica cosa che finisce in questo mondo finto, che una
persona se ne andava per non tornare più.. tuttavia la vedevo
lontana.
Nel luglio del ‘69’ gli astronauti sbarcarono sulla luna: noi
eravamo lì davanti alla tv a seguire in diretta la cronaca di
Tito Stagno che ce ne descriveva ogni momento.
A
Dicembre nacque mio fratello, Ero felice ma ., dalla stanza
della camera di Roma, che ora dividevo con lui, la luna non la
vedevo.
Mi chiesi fra le lacrime, di commozione e tristezza, se fosse
possibile fermare il tempo , poter vivere per sempre come in un
fotogramma di un vecchio film, quei momenti in cui l’estate
ammiravo l’astro dalla stanza della finestra della casa del
mare.
Mi chiesi se, visto che ciò non era possibile, quando sarei
diventato grande, avrei riproposto il rito, avrei continuato a
guardare la luna con lei accanto a me fino alla fine dei suoi
giorni.
Un’altra estate vidi correre via.. Guardavo la luna a lungo,
fissamente.. così per tanti anni.
Un giorno mia nonna mancò. Io, pur col cuore distrutto, non
volli mancare lo stesso al solito appuntamento estivo.
Guardai ancora l’astro immortale, sperando forse di scorgere
mia nonna tra i crateri abbandonati, o chissà, in mezzo al mare
della tranquillità, dove pensavo, sarebbe andata a ritemprare
le sue membra stanche.
Vaghi sogni, chimere di bambino- adulto o adulto- bambino
perché, ormai, ero troppo grande per i sogni.
Lei non c’era più però l’astro, ormai esplorato dall’uomo, mi
guardava furbescamente e probabilmente continuava a prendersi
gioco di me o forse sentiva compassione per la mia effimera
illusione.
“Come puoi tu pretendere di scorgere tutto quello che contengo?
Io sono solo un grosso cocomero illuminato come quelli che
compri alle bancarelle per dissetarti l’estate. Tua nonna non è
qui che la devi cercare, ma dentro te stesso, nella tua anima,
nel tuo cuore.
Accontentati di sapere questo di me.. Leggi i giornali, studi la
geografia, ti diverti a guardarmi, mi dedichi le tue poesie, ami
un poeta che mi decantò in tanti modi tanto tempo fa; oggi la
tecnica ha fatto passi da giganti e domani io verrò abitata dai
tuoi discendenti, dai figli dei tuoi figli che porteranno a casa
i miei sassi come ricordo del souvenir lunare, la mia polvere..
ma dov’è tua nonna non lo saprai mai. Una cosa sola è certa:
lei starà sempre con te, finchè ci sarò anch’io per i tuoi occhi
inquieti che cercano di scoprire il mio mistero, ti starò vicino
; se ne andrà quando tu te ne andrai,..”
Già, perché i nostri ricordi muoiono con noi, solo il giorno
che muoiamo noi e non possiamo lasciarci tutto alle spalle
quando siamo in vita, dire che.. la vita va avanti..
E
se lo diciamo, lo diciamo con un pizzico di ipocrisia tanto per
autoconvincerci,.
I
ricordi vivono con noi, fanno parte di noi, ma spesso li
tramandiamo anche alle persone che amiamo, facendo in modo così
che continuino a vivere anche dopo di noi.
***
Questo non è un racconto. E’una storia vera, di vita vissuta,
uno di quei frammenti che sentiamo il bisogno di scrivere per
raccontarli agli altri perché vogliamo offrire qualcosa di
nostro, forse per farci conoscere meglio, oppure per dare
soltanto qualcosa di bello, di soave, di significativo.
Io con questo racconto ho ricordato solo una delle due amate
nonne… e dedico questo breve , piccolo, sassolino lunare,
piccola goccia di memoria nel grande mare della tranquillità,
a tutte le nonne del mondo che ognuno di noi , nella nostra
infanzia ha amato come e più dei propri genitori.
.Massimo |